sabato 16 aprile 2011

L'emergere dell'immateriale:l'architettura dell'informazione.











La conquista di nuovi spazi.


Non riesco a scegliere. Come sempre. Le tracce del pensiero architettonico contemporaneo sono disperse e per costruirmi una mia personale visione  non sempre riesco a decidere cosa per me sia più interessante. Crisi delle gerarchie. L'orizzontale prende il posto del verticale, magari perché ci sono troppe cose da gerarchizzare. 
Comincio con una scelta doppia. Scrivere è pensare. La pratica poi aiuta a costruire le analogie più efficaci. A legarsi al compagno di strada più adatto in quel momento. 
Solo durante il viaggio però lo si riconosce. Si parte!
Tschumi _ Fresnoy Center: in-between.
Eisenmann _ Casa Guardiola: la quarta dimensione.

in - between



Movimento_tempo_blurring


venerdì 15 aprile 2011

Crisi

Non ho mai pensato che il "mestiere" dell'architettura avesse a che fare con il produrre qualcosa di originale. L'idea di architetto creatore non mi convince granchè. Probabilmente è una posizione legata al mio percordo di studi, ma preferisco distinguere l'architettura dall'arte. Diciamo per usare l'eco di un'espressione già detta che per me l'architettura è un'arte sui generis. L'inizio del "bang" del progetto è dettato da una richiesta di qualcuno o di qualcosa e a questa richiesta si legano condizioni precise, fatti che impongono vincoli all'atto creativo. Ed è proprio in questi vincoli che l'attività dell'architetto trova i suoi migliori alleati. Paradossale a dirsi, ma la presenza del vincolo rappresenta per me la ragione di un progetto. Se si considera l'architettura come pratica di risoluzione di problemi di spazio legati ad una comunità è ovvio che il problema deve emergere dalla comunità stessa.
Spesso la visione degli architetti sugli spazi è slegata dalla percezione comune: la formazione, il gusto, il pensiero disciplinare filtra naturalmente lo sguardo sulle cose. Se questo punto di vista resta uno fra gli altri o al servizio di altri, il problema della sua specificità è relativo. Ma il rischio di manipolare gli spazi dando ad essi significati non condivisi dalle comunità che dovrebbero renderli vivi è sempre presente quando all'architetto viene data l'assoluta priorità di giudizio e interpretazione di un luogo. E' necessario ascoltare non solo il luogo, ma chi lo vive. Affiancare al punto di vista "alto" dell'architetto quello della persona comune. Perdendo la presunzione di anticipare usi, ma sapendo leggere fra le righe del quotidiano la possibilità di "aumentare" quelli che esistono già. Diffido di chi parla di rivoluzioni. Preferisco le evoluzioni. O al massimo le mutazioni.

sabato 9 aprile 2011

Astrazione.


_Contro la ridondanza di immagini.
Capire un luogo non è semplice. Il contatto fisico lo riempie di emozione, lo filtra attraverso lo sguardo personale, caricandolo di tutte le esperienze pregresse dell'osservatore. Il contatto virtuale, le foto aeree in particolare "aumentano" il punto di vista dell'uomo fornendogliene uno assolutamente inedito. Innaturale, forse, per la sua percezione dello spazio. Tantissimi elementi entrano nel territorio osservato: si confondono, sfocandosi. Analisi è scindere questa immagine moltiplicata in elementi singoli, gestibili. Astrazione. Ricostruire un'immagine a partire da quelle linee essenziali, che riescono rievocarne la complessità. Riduzione a segno. 



Piet Mondrian, 1912, L'albero in fiore.